AleX:
Ben difficile. Forse sul tetto tuga.
Assai prima di farsi maciullare le dita dalla cinghia per far girare l'antenna o beccarsi la 380 del motore, verrebbero buttati di sotto dall'antenna che gira.
Se non si può spegnere il radar del tutto (alcuni test vanno fatti in stand-by), si mette un cartone che copre tutto il display con scritto "personale in antenna" e si blocca l'interruttore con il nastro isolante.
Possibile: i radar militari spesso non vengono usati "in continuo", che renderebbe facilissimo il localizzare (ed anche identificare, ogni singola installazione radar ha il suo "fingerprint",) la nave, ma vengono accesi anche per una frazione di "spazzata" (un giro completo). Prima dell'avvento delle memorie digitali, il solo modo per vedere ed esaminare le tracce era di usare monitor con fosfori ad altissima persistenza e bombardarli di brutto.
Era poi importante stare a vedere anche come decadesse l'immagine, per capire meglio l'effettiva potenza del riflesso, cosa che aiutava grandemente nell'identificazione. Quindi è possibile che detti occhiali non fossero affatto anti-raggi X, ma servissero nei primi secondi, per non essere abbagliati (la sala operativa, nelle navi militari, non ha sbocchi all'esterno ed è, in combattimento, quasi buia) e poter poi meglio apprezzare la fine del decadimento. O addirittura facevano passare solo l'ambra, per lasciare le pupille ben dilatate anche guardando altrove.
Comunque il vetro di buona qualità è pieno di piombo, perciò nei cassonetti del riciclaggio vetro bisogna mettere *solo* bottiglie.