Chiarimenti su funzionamento reostato galleggiante
Jul 08, 2004 5 Replies
C
Carlo
Volevo essere chiarito acune cose sul funzionamento dei reostati usati con i galleggianti dei serbatoi benzina.
Allora, dai dati in mio possesso, il valore di tali resistenze, dovebbe essere intorno ai 100 ohm (serbatoio vuoto), e da quanto è di mia conoscenza, il classico circuito è così realizzato: batteria 12 volt - strumento di misura - reostato (volevo conferma),
- se è vero che lo strumento altro non è che un amperometro, la corrente in gioco, non è relativamente elevata ?
- Non si corre il rischio di scintille quando il reostato si muove, essendo lo stesso a contatto diretto con la benzina ?
- Non sarebbe piu' logico interporre una resistenza di valore fisso tra strumento e reostato al fine di diminuire la corrente che scorre all'interno del circuito, per evitare i rischi di cui sopra ?
Grazie
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E
emilio
Carlo ha scritto:
galleggianti dei serbatoi benzina.
intorno ai 100 ohm (serbatoio vuoto),
gioco, non è relativamente elevata ?
trascurando la Rint dello strumento:
12V/100=0.12A, non è una I particolarmente elevata, sicuramente usano questa corrente per avere uno strumento molto + robusto
stesso a contatto diretto con la benzina ?
no, perche in assenza di ossigeno non puo avvenire nessuna combustione (la sonda è immersa) ed inoltre lavora a 12V (max 15V) qiundi entro i limiti di sicurezza imposti per ambienti pericolosi
strumento e reostato al fine di diminuire la corrente che
vedi risposte sopra
L
lucky
intorno ai 100 ohm (serbatoio vuoto),
gioco, non è relativamente elevata ?
Lo strumento indicatore non è proprio un amperometro. Ha due avvolgimenti, disposti meccanicamente a 90 gradi. Uno è alimentato direttamente dalla batteria, l'altro è alimentato attraverso il reostato del galleggiante. La resistenza degli avvolgimenti è dell'ordine del centinaio di Ohm. Puoi immaginare l'ago indicatore come l'ago di una bussola che si dispone lungo le linee di forza del campo magnetico risultante generato dai due avvolgimenti. L'orientamento di tale campo magnetico risultante dipende dal rapporto delle correnti negli avvolgimenti, ma non dal loro valore assoluto, quindi l'indicazione non è sensibile alla tensione di batteria, che quindi può variare di molto senza influenzare l'indicazione.
stesso a contatto diretto con la benzina ?
Il tutto non scoppia perché nel serbatoio non c'è aria, e quindi nemmeno ossigeno, essendo completamente saturo di vapori di benzina. Inoltre eventuali scintille prodotte dal reostato credo non avrebbero energia sufficiente per innescare l'esplosione, neanche se la miscela fosse in concentrazione esplosiva.
strumento e reostato al fine di diminuire la corrente che
Di fatto c'è, è la resistenza dell'avvolgimento dello strumento indicatore.
Ciao.
lucky
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C
Carlo
Vi ringrazio per le vostre spiegazioni tecniche sul funzionamento, anche se nutro alcune perplessità sul discorso dell'aria presente nel serbatoio.
Perchè non dovrebbe esserci aria ? La piu' classica delle operazioni, ad esempio, dopo aver fatto rifornimento, è quella di rimettere il tappo al serbatoio, e quindi, di chiudere al suo interno, tanta aria, per quanto spazio vuoto c'e' rimasto.
Inoltre, sapevo che i vapori di benzina sono altamente infiammabili. E' errato ?
L
lucky
Premetto che non ho competenze specifiche sull'argomento. Altri potrebbero senz'altro essere più precisi.
Perché la benzina a temperatura ambiente è molto volatile e i suoi vapori espellono l'aria dal serbatoio attraverso un tubicino capillare di sfiato.
quella di rimettere il tappo al serbatoio, e quindi,
Per quanto suddetto chiudono nel serbatoio i vapori rimasti. Il tappo và rimesso per impedire che l'aria possa entrare nel serbatoio e formare concentrazioni pericolose. Una volta ciò era richiamato nei libretti d'uso, ora mi pare che sia obbligatorio un diaframma di chiusura automatica dell'imbocco di rifornimento.
?
Dipende da concentrazione, pressione e temperatura. Nulla brucia se non c'è ossigeno. E la combustione per autoinnescarsi o per propagarsi ha bisogno di opportune condizioni, altrimenti abbiamo non la propagazione ma la estinzione. E' per questo che la miscela aria/combustibile immessa nelle camere di scoppio non si accende se solo è troppo 'grassa' (motore 'invasato'), o il rapporto di compressione è troppo basso (motore 'spompato'), o la temperatura dell'aria è troppo bassa, o se l'energia della scintilla delle candele non è sufficiente. Di converso può autoaccendersi se la 'testa' è troppo calda, o il rapporto di compressione è eccessivo (e quindi occorrono carburanti 'super', che contengono antidetonanti). E si può autoaccendere anche nei condotti di scarico ('ritorno di fiamma' o 'botto dello scappamento') quando la miscela che esce incombusta dai cilindri trova in tali condotti opportune condizioni.
Un altro esempio di importanza dei fattori suddetti lo trovi nella accensione di un fornello a metano con l'accendino piezoelettrico. Se tardi un po' a dare la scintilla la concentrazione di metano nell'aria intorno al bruciatore aumenta, la miscela aria/metano cessa di essere esplosiva e la fiamma non si accende. Se a questo punto la scintilla la fai più lontano dal bruciatore, dove la concentrazione di metano è minore, la fiamma si accende, ma fa anche un bel botto... Invece le massaie 'imparate' soffiano sul bruciatore, così allontanano dal bruciatore la miscela troppo satura, e ridanno la scintilla. La fiamma si accende, senza botto...
Ciao.
lucky
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C
Carlo
Grazie !
(... e perchè non avevi le dovute conoscenze !) :-))
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