Appunto. E' il titolo di studio la logica conseguenza delle capacita di apprendimento.
Ci sono persone che non hanno avuto la possibilita di studiare ma che hanno abbastanza intelligenza per capire. Il problema e' la mancanza di backround. Tuttavia, non e' ad essi che mi riferisco.
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L
Lord Arthur / Inverse
ti diro'..
nemmeno io.
V
Valeria Dal Monte
Verissimo, ma questo proviene dalla scarsa istruzione che gli studenti ricevono nella scuola primaria e secondaria, pensata piu' per le esigenze degli insegnanti che degli studenti.
B
Boiler
Uhhhh, come lo odio!
Non mi ritengo un "Fach-Idiot" (purtroppo in italiano non esiste un termine che renda altrettanto bene l'idea), ho studiato latino per 6 anni, ma Dante lo odio. O meglio odio chi ci ha costretto a passare mesi su testi incomprensibili, che ora non mi ricordo piú, che non mi hanno portato nessun miglioramento lessicale, che non hanno arricchito la mia cultura (a meno che per cultura non si intenda lo sfoggio di conoscenze fini a sè stesse).
Lo studio di qualcosa di astratto si realizza appieno nella matematica, nella fisica e (se proprio vogliamo metterci qualcosa di umanistico) nella filosofia. L'utilità di quest'ultima mi risulta un po' oscura. Perché devi ostinarti a ripetermi che la freccia non raggiunge il bersaglio, quando in tre righe ti dimostro che una serie geometrica(come quella di cui parla zenone converge?
A me piace leggere, ma libri che abbiano un senso e che siano scritti in una lingua comprensibile. Mi sfugge ancora il motivo per cui Petrarca non ha risparmiato inchiostro scrivendo "Laura ti amo. Ora non piú." Il canzoniere non è bello! Se devi leggere qualcosa tre volte prima di poterne *immaginare* il senso, allora quella cosa non è ben scritta. Ben scritto vuol dire che si capisce subito. Questo non esclude l'uso di figure retoriche e di una certa ricercatezza linguistica, ma la leggibilità resta essenziale. Quello che Petrarca e Dante facevano era sfoggio di abilità (?) linguistica.
Ciao Boiler
Ciao Boiler
B
Boiler
Perché questo vale per gli ingegneri ma non per i "letterati"?
Un elettronico, un fisico, un ingegnere civile... sono tenuti a sapere chi è Dante.
Quanti linguisti, storici, avvocati... sanno chi è Tesla?
Ciao Boiler
P
Piercarlo
Ovvero una cultura da "idiots savants" che non serve a nulla (tranne che a far salotto... che spesso sono nient'altro che delle gare a farsi reciprocamente passare per scemi "in attesa di illuminazione"; ringrazio la mia sordità per avermi reso naturalmente e permanentemente inadatto a questo ambiente!).
Forse il problema di tanta parte di quella che, secondo me in modo MOLTO improprio, passa per "cultura" è che essa non viene trasmessa per essere capita ma semplicemente per essere tramandata di generazione in generazione. Viene trasmessa, anziché come strumento per smuovere il cervello, come puro e semplice feticcio da "adorare" in quanto tale.
L'insegnare a capire quello che si ha di fronte (che significa anzitutto utilizzare intelligenza "viva" e non da "automatismo pavloviano" per "ritrovare" ciò che viene proposto alla nostra attenzione in modo da poterlo inserire nel nostro "appartamento mentale" in maniera armoniosa con gli oggetti - le conoscenze e i modi di ragionare acquisiti nella vita - che già esistono in esso o, se è il caso, sostituirli con qualcosa di meglio) non è evidentemente inserito tra le capacità richieste agli insegnanti (a cui si richiede capacità di "imbottire" i cervelli ma non di "muoverli" per metterli in grado di andarsi a "imbottire" come e più gli piace a loro ma con cognizione di causa).
Al di là di tutte le critiche che per questo stato di cose possono essere portate alla scuola così com'è organizzata e funziona ora, credo che il nodo di fondo irrisolto è che nessuno, nonostante l'ampio sfoggio di tecnologia e scienza per ogni dove nel nostro mondo, ha ancora elaborato uno studio chiaro e sperimentalmente verificato di cosa voglia dire, scientificamente e anzitutto FISIOLOGICAMENTE per quanto riguarda il funzionamento del nostro cervello, "imparare", "studiare", "imparare a imparare", "capire" ecc. tutte cose su cui la nostra delega alla buona sorte è oggi praticamente totale: alcuni incontrano per puro caso una sequenza di stimoli "stimolanti", che lo "svegliano" e gli impongono di camminare per una propria strada per tempo (quale che sia purché sia LA PROPRIA) e altri che invece gli unici "stimoli" che incontrano sono le figurine Panini, gli album dei calciatori il conformare il proprio cervello a un "pensiero standard" fatto di luoghi comuni, cazzate siderali passate per saggezza senza tempo, Men's Health e simili...
Mah, ancora una volta ringrazio di essere sordo! Non so se mi ha impedito di incontrare stimoli "buoni" ma di cattivi me ne ha sicuramente evitati tanti! :-)
Ciao! Piercarlo
A
AleX
Boiler wrote in news: snipped-for-privacy@4ax.com:
Me lo sono sempre domandato invano...
AleX
P
Paolo Squaratti
sempre un lord :) ovviamente sto scherzando, concordo con te. ciao
P
Paolo Squaratti
Solitamente pero' gli ingegneri hanno una "forma mentis" piu' portata all'apprendimento in breve tempo. Non nego cmq che ci siano anche altre persone con diversa formazione che ne siano dotati... ciao
A
Alberto Rubinelli
Il giorno Sat, 20 Dec 2003 11:36:31 +0100 il buon Boiler scriveva ...
Fantastica questa considerazione !!!! Ti meriti un monumento.
Vogliamo la parita' !! (seriamente, mica scherzo, noi non siamo da meno)
Ciao.Alberto.
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F
Franco
L'istruzione a capire le cose e` praticamente indipendente da quanto si studia. Potrebbe essere filosofia, logica medievale, linguistica teorica, matematica, greco antico...
Per imparare a studiare e ragionare bisogna studiare qualcosa di "astratto" in cui si debba far lavorare la mente, ma non distratto da implicazioni dirette.
Franco
Wovon man nicht sprechen kann, darüber muß man schweigen.
(L. Wittgenstein)
F
Franco
Quanto dici non e` corretto. La facolta` di magistero e psicologia si sono occupate da parecchio tempo delle tecniche di insegnamento. Una sensibilita` a questo problema e` entrata gia` da parecchio anche in ambiente ingegneristico (almeno alcuni). Gia` 25 anni fa in una universita` svizzera c'era un corso di insegnamento per i docenti, che seguivano un seminario, e poi venivano filmati in aula mentre facevano lezione, per poi rivedere la lezione ed evindenziare problemi di comunicazione o errori metodologici di insegnamento. (Sulla parte fisiologica credo che si sappia ben poco, e non so neppure se sia cosi` importante saperlo)
L'incontrare stimoli "stimolanti" non e` affidato alla buona sorte, come lo intendi tu, anche perche' gli stimoli "stimolanti" non sono univoci. Ci sono diversi parametri che descrivono il modo e lo stile di apprendimento di uno studente, e il modo di fare lezione. E` abbastanza comune il fatto che un docente ritenuto ottimo da qualcuno sia invece reputato confusionario e incomprensibile da altri.
Un paio di amici mi dicevano che in alcune universita` italiane si sta pensando di fare dei corsi in parallelo tenuti con modalita` didattiche diverse, in modo che lo studente possa scegliere il corso che piu` si adatta al suo modo di imparare.
Se ti interessa l'argomento, qui ci sono due link in proposito
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Franco
Wovon man nicht sprechen kann, darüber muß man schweigen.
(L. Wittgenstein)
P
Piercarlo
Franco ha scritto:
Ti ringrazio. Anche questo da discutere con calma... :-)
Piercarlo
PS - Sono contento di sapere che, almeno qui, le mie informazioni sono decisamente "vecchie" (almeno di quanto non vado più a scuola, sigh!). Sarò stato sfortunato, ma in TUTTE le scuole che ho frequentato (a parte i primi tre anni alle elementari, in una scuola per sordi di Milano) ho sempre visto solo e soltanto PROGRAMMI, mai didattica. Non che non ne abbia mai sentito parlare ma in pratica il rapporto studenti insegnanti l'ho sempre visto, se non pensato, sicuramente "agito" come una guerra... in cui "didattica" veniva spesso tradotto in "tattica" e non nella migliore delle sue luci...
Spero che non sia più così!
Ciao!
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B
Boiler
Ma certo! Se Dante non fosse esistito, nessuno ne avrebbe sentito la mancanza. Se Tesla non fosse esistito, avremmo una centrale elettrica ogni isolato.
Boiler
V
Vulcan
Sicuro? Se Dante non fosse esistito forse nessuno avrebbe scritto la Divina Commedia. Se Tesla non fosse esistito, quello che ha scoperto lui lo avrebbero scoperto altri (magari piu' tardi, ma probabilmente neppure di tanto). Le leggi fisiche non si inventano, si scoprono: che le navi galleggiassero lo si sapeva molto prima della nascita di Archimede. Le opere d'arte e di letteratura, invece, si creano. Nota: con questo non voglio certo dire che la cultura umanistica sia superiore a quella scientifica. Ma vorrei far notare che non e' giusto neppure il contrario.
Ciao, Daniele
B
Boiler
È vero, ma allora mettiamola così:
se Dante non fosse esistito nessuno avrebbe rimpianto la mancanza della Divina Commedia.
se Tesla non fosse esistito, nel post precedente avrei scritto un altro nome (Bianchi, Müller, Chicchessia...).
Perché questo? Perché le leggi fisiche servono, la Divina Commedia è uno spreco di carta.
Boiler
V
Vulcan
Beh, se nessuno l'avesse scritta di certo nessuno ne avrebbe potuto sentire la mancanza. Non si puo' sentire la mancanza di quello che non e' mai esistito...
Questa e' la tua personale opinione, che hai tutto il diritto di avere e difendere, ma che io, altrettanto personalmente, trovo di un'aridita' deprimente. Arte e letteratura non si misurano con lo stesso metro con cui si misurano altre cose: di certo non si misurano con il metro dell'utilita' materiale. In ogni caso occhio agli estremismi. Dire che la Divina Commedia ti fa orrore e che preferisci mille volte Topolino e' un conto, esprimi la tua opinione. Dire che e' uno "spreco di carta" e' una cosa ben diversa, anche se probabilmente hai solo esagerato con l'enfasi... :-))
Ciao, Daniele
B
Boiler
dell'utilita'
Commedia
tua
Hai ragione, è una questione di gusti e ho esagerato coi termini.
Ecco la mia opinione: leggere la Divina Commedia non mi lascia niente attaccato. Preferisco di gran lunga un bel saggio tipo "Gödel, Escher, Bach" di Hofstaedter. Anche la narrativa mi piace, ma se ha un senso e se è scritta in una lingua umana. Un esempio su tutti: Dürrenmatt.
Ciao Boiler
PS: a proposito del non sentire la mancanza di qualcosa che non c'è mai stato: gli scienziati la sentono questa mancanza, ecco perché fanno ricerca. La differenza sta nel fatto che la legge fisica è qualcosa che non può non esserci, mentre un testo in poesia è una cosa senza la quale si vive bene comunque.
L
Lorenzo Lutti
"Valeria Dal Monte" ha scritto nel messaggio news:JkrEb.195111$ snipped-for-privacy@twister1.libero.it...
Onestamente non mi piacerebbe vivere in un mondo popolato da smart idiots, che conoscono solo cio` che devono fare ma a parte questo sono ignoranti come delle capre. Proprio Dante, che tanto disprezzate, centinaia di anni fa (in un periodo persino piu` barbaro di questo) scriveva: "fatti non foste a viver come bruti"...
Guardo sempre con estremo sospetto un ingegnere che fa errori di ortografia pacchiani in modo sistematico. Chiunque debba rendere conto del (o debba comunque descrivere il) proprio lavoro ad altri, *deve* sapersi esprimere e avere buone doti di sintesi, sia in forma scritta che parlata. Chi crede che gli anelli di una qualsiasi catena produttiva possano essere cosi` isolati e perfettamente autosufficienti da poter limitare gli scambi soltanto a inappuntabile documentazione tecnica e` un illuso. L'uomo e` un animale sociale, e questo si ripercuote (anzi, riperquote :)) sui rapporti professionali di qualsiasi genere.
Fra l'altro, sono convinto che la dote della sintesi (che si impara soprattutto studiando discipline di tipo umanistico) sia fondamentale anche in campo tecnico, a prescindere dal saper scrivere o sapersi esprimere. L'abilita` di separare cio` che e` importante da cio` che non lo e`, non e` determinata soltanto dalle capacita` tecniche.
Ho i miei dubbi.
Lorenzo
C
Celsius
"Boiler" ha scritto nel messaggio
Hai considerato che senza la Divina Commedia forse ora la nostra lingua sarebbe stata il latino? Non so se l' italiano sia meglio del latino, comunque almeno questo lo dobbiamo a Dante quindi ha lasciato il segno eccome.