Ma sì, pensavo, prima dell'arrivo dei militari e dei vari operatori governativi, entrare a rubacchiare un po' di componenti a tecnologia ufo, che magari si fanno anche un po' di soldi. Se l'ufo è di un chilometro e mezzo, con tutti quei chilometri di corridoi bisognerà andarci in bicicletta e con tanto di torcette a led a lunga autonomia.
Ma pensate a cosa potreste fare con i componenti recuperati dall'ufo prima dell'arrivo dei militari
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[foto a fondo pagina] Un Mi-8 dell'esercito sovietico atterra nella regione siberiana di Shaitan Mazar nel 1991, quando un Ufo sigariforme lungo 1,5 km precipitò al suolo spezzandosi in due tronconi. Lo stesso tipo di elicottero, adatto al trasporto di carici pesanti, fu utilizzato nel recupero dell'Ufo precipitato a Zaostrovka nel 1989.
[inizio pagina] Il testimone chiave della vicenda è un ex comandante dell'aviazione russa, il maresciallo Sitchenko, che alcuni anni fa, in un memoriale inviato al periodico Semipalatinsk, volle spiegare quel che accadde quel giorno fatidico. Il 16 settembre 1989, verso sera inoltrata, qualcosa di anomalo accadde alla centrale elettrica di Zaostrovka.
Un black out improvviso fece piombare la città nella paralisi: la mancanza di luce costrinse le persone ad andare a letto presto. O forse no: nel cielo i bagliori evidentissimi di sette oggetti volanti attirarono l'attenzione di tutti. Centinaia, migliaia di persone di quell'angolo di Siberia a ridosso del Circolo Polare Artico uscirono di casa per osservare quella che a tutti gli effetti sembrava una danza celeste: sei oggetti ovali, luminosi, di un color argenteo iridescente, si muovevano attorno un oggetto di forma analoga ma più grande, di colore dorato. I mezzi non identificati stavano effettuando una specie di dog-fight, in gergo aeronautico un combattimento manovrato a bassa quota. L'altezza stimata era di 5mila piedi, circa 1500 metri: risultavano così estremamente visibili, come pure erano visibili delle strane scie di energia che uscivano da tutti e sette i velivoli.
Tra manovre incredibili e impensabili per caccia convenzionali, i sei "velivoli" argentei, in netta superiorità, dopo un certo numero di minuti ebbero la meglio sull'Ufo dorato, che in qualche modo parve precipitare senza controllo. Cadde per ironia della sorte nel perimetro di una delle tante basi militari sovietiche della zona, un poligono situato a una ventina di km dalla città. L'oggetto volante si schiantò in una palude, ma l'esplosione non fu indolore e si ebbero svariati feriti tra il personale della base, come è ancor oggi possibile riscontrare dai referti medici dell'ospedale della città. Con l'Ufo dorato abbattuto, i sei argentei sparirono in direzione dello spazio. Immediatamente il comando aero russo inviò nella zona un aereo da ricognizione, un velocissimo Mig-25 Foxbat capace di andare a Mach 3, ma il velivolo terrestre fu vittima di una serie di malfunzionamenti e fu costretto a rientrare alla base in avaria. Comunque da terra altre truppe circondarono l'area e l'Ufo dorato, o quello che ne restava, fu immediatamente recuperato. Il testimone Sitchenko era comandante appunto di uno degli elicotteri addetti al recupero del mezzo. Ma chi fossero gli occupanti, da dove venissero e perché abbiano combattuto con gli altri velivoli argentei, non è dato sapere.
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