Il problema che sollevi e` mitigato dalla legge dei grandi numeri. E` abbastanza improbabile che ad un appello si presenti il 90% di studenti che non sanno nulla o che sanno tutto alla perfezione. La distribuzione della preparazione (e quindi per estensione della capacita` degli studenti) e` abbastanza stabile, con le solite variazioni stagionali :-). Se ad un appello viene bocciato il 90% degli studenti c'e` qualcosa che non va: l'esame era sbagliato, l'argomento dell'esame e` stato spiegato da cani, il professore e` uno stronzo...
La stessa cosa capita se vengono promossi tutti con voti oltre al 27 (qui si aggiunge il fatto che possono aver copiato bene). Di solito la deviazione standard dei voti di uno studente non e` molto elevata, probabilmente un paio di punti: se l'esame e` fatto ragionevolmente, il voto finale piu` o meno non si sposta di molto dalla media. Ci sono sempre le giornate no (sia per lo studente che per il docente), e i colpi di fortuna, ma statisticamente poco significativi.
Negli stati uniti i voti sono quasi sempre relativi: dopo una prima correzione si normalizzano i voti in modo da avere una distribuzione piu` o meno solita: in questo modo si riducono gli effetti di compito sbagliato o spiegazione sbagliata di un argomento cruciale per il compito.
Questo devi chiederlo a stefano che conosce bene l'universita` :-). Io per lo piu` riporto quanto ho sentito da altre persone.
Per quello che ne so io, ci sono delle metriche di produttivita`, e ci sono delle commissioni studenti/professori didattiche che possono andare a vedere cosa capita in un corso se ci sono quasi tutti bocciati. Ma cio` non toglie che se un docente boccia tutti a un esame, quello che conta e` quello che dice lui e la sua commissione. Ci mancherebbe il voto del collegio dei docenti :-).
D'altra parte se un docente boccia tutti, ti fa tornare una dozzina di volte all'esame, probabilmente c'e` qualcosa che non va nel docente, e quindi qualcuno che da` un'occhiata ci puo` essere. Una volta queste figure erano piu` comuni, adesso direi che siano piu` rare. Ho conosciuto un paio di docenti che sono stati "emarginati" nella didattica perche' incapaci di insegnare o di fare esami "normali".
Per quanto riguarda la parte economica, e` veramente minima. Ci possono essere invece degli aiuti per il miglioramento della didattica (ad esempio mettere a disposizione una struttura per preparare ed editare dispense, ausili didattici).
Altra amara considerazione: la buona didattica e` lasciata alla buona volonta` della singola persona, che lo fa a suo rischio e pericolo. Nella carriera universitaria la qualita` della didattica non e` presa in considerazione, e fare della buona didattica richiede dei tempi di preparazione molto lunghi che riducono il lavoro utile (sia per se' che per la ricerca) che si puo` fare. L'universita` NON e` fatta principalmente per insegnare, ma per fare ricerca. L'insegnamento e` un effetto collaterale, neanche troppo importante.
Negli stati uniti, nelle universita` prestigiose, la situazione e` ancora peggiore: i docenti lavorano sodo per portare a casa contratti e soldi con cui fare ricerca. Quando poi gli studenti protestano un po' troppo, allora si dedica un po' di tempo anche alla qualita` della didattica.
Non c'e` una percentuale fissa, ma una fisiologica. Se ad un esame di specialita` passa il 30% degli studenti, c'e` qualcosa che non va nel corso o nell'esame.
necessaria per
E` circa la stessa cosa (anche se non sembrerebbe). Non c'e` il metodo per far imparare alla giusta percentuale di studenti abbastanza materia. Il tempo di insegnamento e` finito, quello che si fa e` appesantire o alleggerire il corso e cambiare conseguentemente quanto e` richiesto all'esame. Ma sono due aspetti concomitanti, non separati. Il mio professore di campi mi aveva detto una volta che faceva il corso in modo che il 10% degli studenti capisse il 90% circa del corso, e il 50% ne capisse almeno la meta` :-). E all'esame ti faceva sputare l'anima.
Non c'e` un numero minimo di promossi :-).
O in altre lauree. In italia la percentuale di studenti che si laureano e` di circa il 30%, indipendentemente dal corso di laurea. Uno dei problemi e` che mentre una volta le scuole superiori erano selettive, adesso lo sono molto meno, e arrivano all'universita` studenti che non hanno gli strumenti culturali per capire, per ragionare ed essere maturi (un amico docente ad ingegneria mi diceva che una volta arrivavano all'universita` dei giovani adulti, adesso invece arrivano dei vecchi adolescenti).
Ho anch'io questa impressione. Pero` quelli bravi ci sono sempre.
Se ho ragione, e se sono vere le storie sulle percentuali
Con il nuovo ordinamento, il livello della laurea si sta abbassando (non per motivi quantitativi, ma per "densita`" di conoscenza), ma quelli bravi riescono comunque ad emergere (almeno questo e` quello che vedo in USA). Non e` una percentuale minima di promossi (che peraltro non c'e`) che provoca questa riduzione.
Ciao