Vorrei realizzare queste ampli
MJ802 & MJ4502 introvabili...?
Una porcheria, pure costosa.
No, non sono vecchi. Ma essendo in contenitore TO3 metallico ormai non vengono quasi più prodotti in questa forma. Occorre trovare degli equivalenti in TO3P (plastico). Questo vale ormai in generale per quasi tutti i transistori in contenitore metallico.
A quel che mi risulta essi dovrebbero essere però ancora prodotti da ONSEMI o MOSPEC (cerca in rete!).
Ciao! Piercarlo
L'hai sentito? Cos'ha che non va? Un ibrido da consigliarmi...?
Un Williamson con lo stadio finale a transistor, una Ferrari............diesel :)
Per il "sentito" è ormai più di un anno che non perdo più tempo a "sentire" gli amplificatori: se non vi sono problemi grossolani, non ne vale proprio la pena.
Per quanto riguarda invece lo schema direi che i problemi non mancano.
1) Non esiste alcun circuito, nemmeno sotto forma di pura e semplice controreazione, che stabilizzi la tensione di uscita in continua e la azzeri. Il rischio di botti e bruciature degli altoparlanti è abbastanza elevato. 2) Il circuito di polarizzazione dei finali è quantomeno discutibile, soprattutto se il circuito deve funzionare in classe AB (e con 40+40 volt di alimentazione e una sola coppia di uscita non vedo proprio in quale altra classe potrebbe funzionare). 3) Viene impiegato un trasformatore di uscita (e vi si preleva pure la retroazione!) di cui, imho, si può tranquillamente fare a meno con una progettazione più razionale del circuito: una volta che si adotta uno stadio di uscita a stato solido si possono fare ibridi senza l'impiego di alcun trasformatore di uscita e senza tirarsi dietro i problemi di rotazione di fase che questi comporta (che sono sempre pericolosi quando si impiega una retroazione). Oltrettutto senza trasformatore di uscita è possibile anche utilizzare un maggior tasso di retroazione che, in questo caso, può fare solo bene. 4) Così com'è il circuito è, rispetto ai risultati TECNICI che può fornire, inutilmente costoso. Ripensando il circuito alla maniera del GY-50 di Aloia puoi ottenere con meno di più, anche in termini di sicurezza di funzionamento. Ovviamente del GY-50 ti prendi solo le idee, non il prodotto, se no il "costoso" rimane e si moltiplica, come per tutte ciò che propone Aloia.Ultimo punto da rilevare: nonostante usi dei bipolari nello stadio di uscita, questi sono utilizzati in un modo (a uscita di collettore anziché di emettitore) che di fatto dà prestazioni PEGGIORI (alta impedenza di uscita) di quelli che potrebbe fornire un amplificatore a valvole tradizionale fatto come si deve. Con tutto quello che costa il materiale che gira intorno al "mercato valvolare" se si sceglie di utilizzare i tubi per amplificare mi pare più sensato o utilizzarli al meglio nel loro proprio ambito oppure, se si devono fare dei "matrimoni" con lo stato solido, almeno combinarli in modo tale che non ne escano dei muli... E in questo caso (ma è solo un mio punto di vista) ho proprio l'impressione che ne sia venuto fuori uno!
Ciao! Piercarlo
Il costruttore consiglia un sistema di anti-bump x l'accensione e lo spegnimento.
Se non sbaglio funziona in classe A2
La retroazione (se leggi la prova d'ascolto) consiglia di non collegarla.
Hai qualche progetto da consigliarmi?
Dai un'occhiata al sito di Joe Rasmussen, qui trovi lo schema:
Ciao
Sicuramente non vi è nulla di scandaloso. La cosa si riduce a svelare la sostanza del "suono delle valvole": una DISTORSIONE sostanzialmente più orecchiabile. Che ridotto all'osso vuol dire: è solo una questione di gusti... l'unica cosa a cui stare attenti è non pagarli troppo cari sti gusti! -)
Per Daniele: se mi dai (in privato) una e-mail a cui inviartelo, ti mando uno schema (in PDF) che ti da un'idea di come possa essere un ibrido senza trasformatori e che usa lo stesso numero di valvole del "celeste" ma con uno stadio di uscita decisamente più affidabile (lo schema l'ho trovato anni fa sul sito di Paoletti; non so se c'è ancora ma sicuramente lì roba interessante non ne manca e farci un giro non può fare che bene!).
Ciao! Piercarlo
Dell'ibrido Aloia che hai citato tu cosa ne pensi?
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Tecnicamente è valido, una volta accettatane la filosofia. Altro discorso è se siano altrettanto validi il fumo "esoterico" che gli viene creato intorno e soprattutto i prezzi a cui vende tutto, fumo e arrosto... Personalmente di Aloia tendo a considerare solo i progetti e si e no un 10% di quello che dice... (soprattutto di quello che dice negli ultimi quindici anni; negli anni settanta e ottanta ha scritto cose più leggibili, interessanti e soprattutto tecnicamente più corrette, per quanto sempre nel suo stile).
Ciao! Piercarlo
posso ricevere anche io? Grazie
Saluti Genio Dj
E' in fase di studio una ferrari diesel... il problema è progettare un cambio che regga un sacco di Nm!
io direi che fa proprio schifo! Penso che se avesse messo un generatorino di corrente e un trimmer tra le basi dello stadio di uscita sarebbe stato meglio! :-P inoltre quando si fanno finali che poi si spacciano per "buoni", almeno la polarizzazione stabilizzala termicamente, cacchio :)
forse il progettista non ha mai sentito il puzzo dei diagrammi di bode o nyquist :-P o forse la controreazione non l'ha mai capita !
Io so che quando si usa la controreazione NON E' possibile toglierliela, pena saturazione dell'uscita : del resto la controreazione funziona bene solo se lo stadio amplificatore guadagna veramente un sacco. Viceversa, un amplificatore nato per lavorare "a fari spenti di notte", cioè senza retroazione, non può trarre molto giovamento dall'applicazione, sempre secondo il mio modesto parere de-perito industriale :)
Però se ne metti molti i pregi diventano tanti : basso consumo a riposo, distorsione inferiore, ecc. Gli stadi che nel libro di D.Self chiama CFP. Quello stadio non poteva che essere però un classico emitter follower....fare l'uscita a collettore è quasi sempre cercarsi rogne (tra l'altro a occhio direi che quell'amplificatore senza un carico collegato dia seri problemi.....)
Mah... tutto sommato questo è forse il meno dei problemi. I finali a riposo funzionano come generatori di corrente. Se il tutto viene montato a dovere (con i due BDX montati sul radiatore dei finali) si riesce a mantenere la polarizzazione stabile e anzi tendente a decrescere con la temperatura (basta lasciare fuori dal radiatore i due BD) a patto che all'uscita vi sia collegato un carico che si assorba l'inevitabile sbilanciamento di corrente tra il generatore di corrente superiore e quello inferiore (la cui entità, soprattutto al variare della temperatura, non è però predefinita da alcunché...). Il finale in sè presenta, oltre ad una tensione continua in uscita di valore un po' incerto (si spera piccolo ma affidarsi alla speranza non mi pare un buon criterio di progettazione), la particolarità di essere, così com'è, totalmente intollerante ad eventuali connessioni o sconnessioni del carico in quanto quest'ultimo è in effetti l'unico "pezzo di spago" che ancora la tensione continua di uscita ad un valore qualsiasi (qualsiasi esso sia, se mi permetti lo scioglilingua :-).
Accanto a questi problemi ne esiste però uno ben più grave: i finali-generatori di corrente hanno gli emettitori disaccoppiati con due capacità e se questo, in un classe AB (e che lo chiamino "AB2", "A2" - a parte l'uso improprio della classificazione che in ambito valvorare ha un senso tecnico ben chiaro mentre qui non si può dire altrettanto - non cambia la sostanza delle cose) significa andare in cerca di rogne (in pratica puoi avere, del tutto indesideratamente, una sorta di polarizzazione variabile col segnale che porta i transistori a spingere la loro classe di lavoro da AB a C), qui significa andare in cerca di rogne doppie: da una parte la corrente di riposo tende a inseguire l'inviluppo del segnale musicale (alla stregua di un AGC) vanificando in pratica l'azione degli stabilizzatori la cui corrente di riposo finisce per essere stabile... solo a riposo. Dall'altra vi è il concreto rischio che, in caso di forti asimmetrie del segnale (causata ad esempio da un transiente, una saturazione improvvisa...) si verifichi una apprezzabile asimmetria della corrente di riposo dei due finali-generatori di corrente e di conseguenza un apprezzabile spostamento dell'offset in continua sull'uscita, con tutto ciò che ne può derivare. Insomma, una sorta di Chernobyl elettronica che finché va va, poi...
Da quello che diceva Daniele, praticamente l'ha messa per sconsigliarla. Non so gli altri, ma io proprio non so più che dire... Comunque "capire" la controreazione è una rogna mica da ridere anche per gli "ing." Sembra semplice ma in realtà, a indagarla bene, è una cipolla che non si finisce più di pelare.
Non saprei; nei mesi scorsi ho provato alcune simulazioni di circuiti a valvole su spice e bisogna dire che anche qui, soprattutto se ci si da la pena di fare qualche pensierino "non convenzionale" per eliminare i trasformatori e quindi "liberare il terreno", la controreazione continua ad apportare i suoi benefici; in particolare è possibile ottenere circuiti che, con tassi di retroazione più bassi di quelli usuali nelle realizzazioni a transistor, raggiungono prestazioni più che decorose o anche equivalenti in termini di distorsione (tra lo 0,02 e lo 0,1 per cento).
A patto di rapportarsi ai tubi con una mentalità più da tecnico che non da conservatore di reliquie (magari con tanto di processione e intercessione di San Gennaro...), si può con essi raggiungere risultati che possono ripagare il tempo perso. Li giudico, ad alcune condizioni (tra cui il conoscere cosa è un "tubo" in tutti i suoi aspetti, pregi e difetti), una scelta possibile. Una scelta oggi antieconomica ma non per questo priva, per così dire, di "dignità ingegneristica". Inutile dire che i marchi che si possono vantare di questa "dignità" sono una esigua minoranza del bestiario di "operatori" che sguazzano nell'ambiente "valvole".
Come già discusso sopra. In realtà penso che i problemi siano sortiti dal voler rispettare a tutti i conti, in un ambito improprio, la filosofia del Williamson dimenticando il punto essenziale: ai tempi in cui il Williamson nacque esso puntava a tutto tranne che a fare filosofia. Con i mezzi allora disponibili il Williamson fu un tentativo superbo di venire a capo dei problemi inerenti alla riproduzione audio, ma questo non significa che, al giorno d'oggi, esso rimanga a priori una soluzione valida: cambiano i tempi, cambiano anche le scale di valutazione delle cose; non fosse così tanto varrebbe usare ancora utensili di selce la cui fabbricazione, nel contesto in cui avveniva, aveva lo stesso peso della "hi-tech" di oggi.
Oggi, con tutto il rispetto per chi allora (cinquantacinque anni fa...) diede fondo al proprio cervello per arrivare a quei risultati, il Williamson è solo un interessante pezzo da museo. Dimenticarsi questo e trasformare un circuito in un feticcio rende questo tipo di incidenti (il "mulo" come l'ho chiamato io) un risultato pressoché scontato. Non è colpa di competenze o conoscenze più o meno complete (su cui non mi pronuncio) ma semplicemente di premesse di lavoro sbagliate (imho almeno).
Ciao! Piercarlo
PS - Se ti interessa (e se hai tempo per leggere...) cercati in rete Il sito di Martin Lanz e scaricati la sua tesi "Systematic Design of Linear Feedback Amplifier". Gli ho dato solo una scorsa (sono 288 pagine di PDF... Tre megozzi) e l'ho trovato interessante almeno quanto il D. Self. Per te, che ormai sei sulla gloriosa via che porta ad affiggere "ing." sull'uscio di casa, dovrebbe essere "cibo" più che congeniale! :-)
Ciao!
Link please! Non l'ho trovato in rete.
Grazie, ciao.
Franco ha scritto:
Linear
Franco ha scritto:
Vi do la sua e-mail (anche perché gli dovete chiedere la password per aprire il PDF; per correttezza non posso fornirla io).
martin snipped-for-privacy@hotmail.com
Ciao! Piercarlo
trovato anche il link:
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