Ciao,
riprendendo un thread di qualche tempo fa (anche su ihed) vi chiedo un parere sulla questione dei dispositivi di sicurezza delle macchine industriali. Ieri ho assistito a una discussione in merito, nel caso specifico non sono interessato in prima persona ma mi hanno comunque incuriosito alcune posizioni.
In sintesi: la macchina ha parti in movimento ritenute pericolose pertanto sono previste barriere ottiche/meccaniche per evitare che l'operatore inserisca le mani quando non deve. Durante il normale funzionamento però vi è una fase di carico in cui l'operaio *deve* inserire i pezzi nell'apposito contenitore. Il punto di accesso è lo stesso protetto dalle barriere in quanto è l'unica zona fisicamente accessibile.
Bene, la proposta di uno dei tecnici era di sfruttare tali barriere (e quindi la circuiteria dedicata) anche durante il normale funzionamento per stabilire quando l'operatore avesse terminato il carico. Ovvero: macchina pronta, lui inserisce le mani, interviene il dispositivo di sicurezza che toglie alimentazioni e pressioni, completa il carico, rimuove le mani e ripristina il dispositivo di sicurezza il quale contemporaneamente da il consenso per la lavorazione.
Senza farla tanto lunga a me una cosa del genere non va giù... se è un dispositivo di emergenza non può essere usato nel funzionamento normale! Voglio dire: la macchina prevede una fase di carico? Bene, allora in quel momento l'elettronica di controllo (PLC) già di suo toglierà alimentazioni e pressioni agli organi interessati garantendo così la sicurezza. Diversamente durante la lavorazione deve intervenire il sistema di sicurezza in quanto l'operatore non avrebbe dovuto inserire le mani.
Quale delle due "filosofie" è più corretta? Ovvero, secondo voi ha senso usare i dispositivi di sicurezza con la loro elettronica separata e ridondante per gestire situazioni ordinarie? Teniamo presente che interrompere alimentazioni e pressioni in quel modo non è sempre salutare per la meccanica....
Ciao! Marco / iw2nzm