pubblicita, in altre parole vende fumo. In questo tutti gli italiani sono abilissimi. Dev'essere il frutto della cultura umanistica nella quale i nostri connazionali eccellono.
Fino a che la cultura scientifica verra' vista come di serie B e chi fa ricerca come uno scienziato pazzo (e probabilmente distruttore del mondo in collaborazione con qualche oscura forza) non avremo alcuna speranza.
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T
T. M.
Mi aggancio qui:
Beppe ha scritto:
.........
Già fatto. L'ho visto fare, il gioco delle tre carte, a Denver (ma non erano italiani) Vienna, Amburgo, Stoccarda, Francoforte, Marsiglia, Barcellona, Madrid, Mosca (ma non erano italiani)...
Un episodio reale, di cui conosco i protagonisti.
Alcuni ricercatori e tecnici di Firenze ebbero vari anni fa una idea geniale: "fabbrichiamo un obiettivo da microscopio con tutte le aberrazioni ben corrette, meno la aberrazione cromatica assiale, che andrà mantenuta alta e controllata. Se lo mettiamo sul microscopio e ci guardiamo un oggetto vedremo i vari piani di profondità di differenti colori. Se loggetto è a strati vedremo i vari strati di colori diversi. In ogni caso la variazione di colore ci permettera di vedere le variazioni topografiche dell'oggetto microscopico e anche di *quantizzarle* entro certi limiti, con un banale e comune microscopio ottico a luce incidente".
Ci provarono e ci riuscirono, l'oggetto funzionava perfettamente. Se avete visto una di quelle foto di circuiti integrati con i vari strati di colori diversi sapete di cosa parlo.
Avrebbero potutto far le valigie, portarsi dietro se non l'oggetto la competenzea e il know-how, e rivolgersi a qualche multinazionale dell'ottica o dei semiconduttori o di altri settori in cui l'analisi delle superfici e delle strutture superficiali è importante; avrebbero guadagnato forse il quadruplo, oltre a tanti altri vantaggi. Ma erano dei poveri fessi con senso civico, e decisero che un risultato pagato dal contribuente italiano dovesse avvantaggiare chi lo aveva pagato.
Chiesero all'ente (pubblico) per cui lavoravano di depositare il brevetto. Gli fu risposto che il brevetto internazionale costava troppo e non era il caso (forse c'era scarsità di fondi, ma ci fu senz'altro parecchia miopia) e che avrebbero solo pagato il brevetto italiano, tanto perché potessero fregiarsi di quel titolo.
Cercarono tra i residui della industria ottica italiana qualcuno interessato a produrlo. Ricevettero dei 'ni', la cosa più vicina a un sì fu la risposta di qualcuno che era interessato a condizione di godere di agevolazioni e/o finanziamenti pubblici.
Nel frattempo la ZEISS dico la ZEISS venne a sapere dell'oggetto, coi suoi enormi mezzi lo realizzò in relativamente breve tempo e lo brevettò internazionalmente. Ora lo vende in tutto il mondo, e credo abbia anche realizzato una linea di oggetti che funziona sullo stesso principio.
Non so se la storia ha una morale. Credo ne possa avere parecchie, e ognuna mi piace meno dell'altra. Quello di cui son certo e che quei ricercatori e tecnici, anche se continuano a lavorare con impegno e passione, almeno cinque volte al giorno si chiedono tra sè: "ma chi c@##° me lo fa fare?!?".
Ciao
Tullio
http://www.geocities.com/half_century/
PRIMO PRINCIPIO DI TRIMALCIONE: "Se il costo di un impianto hi-fi è abbastanza
alto,
allora chi lo possiede acquisisce un tot di 'cultura' compreso nel prezzo."
SECONDO PRINCIPIO DI TRIMALCIONE: "Data una qualunque legge fisica o regola
matematica coinvolta nella riproduzione audio, esiste un impianto, purché
abbastanza
costoso, capace renderla non valida."
L
Lord Arthur / Inverse
fu
Che tristezza. Disgustorama.
L
Lorenzo Lutti
"Valeria Dal Monte" ha scritto nel messaggio news:F094b.278272$ snipped-for-privacy@twister2.libero.it...
Negli anni 60 c'e` stata la prima applicazione, ma il principio delle celle a combustibile e` stato scoperto nella prima meta` dell'800!
Lorenzo
F
Flavio
Ah ok, ci sono talmente tanti fast&furious in giro... :D
Ciao. Flavio.
R
Roby P.I. ®
E quindi? Fa figo?
L
Lord Arthur / Inverse
parrebbe di si..
L
Legrandin
Io non me ne vanterei molto.
Avevo letto diverso tempo fa che i due ricercatori che inventarono tali pile non hanno più ricevuto fondi per il progetto e che, mi pare, il brevetto non sia stato più rinnovato. Nello stesso articolo si evidenziava che i brevetti prodotti da UniPD nella sua storia (780 anni) si possano contare su una sola mano. Personalmente mi sembra ridicolo e scandaloso che una struttura del genere ed il tessuto economico circostante non riescano a gestire e a far fruttare invenzioni di questa portata.
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