Nel dire che pensi a un picco di tensione rispetto al riferimento (la massa e` un'altra cosa, anche se in questo caso ci starebbe bene). Il secondario della bobina e` isolato, quando da` tensione, questa c'e` fra un estremo e l'altro della bobina, non fra un estremo della bobina e qualche altro punto che non e` collegato al secondario. Per portare in giro una tensione servono 2 fili :) Se hai una pila da 1.5V, non puoi dire nulla della tensione di ciascuno dei due elettrodi verso ad esempio la terra: puoi solo dire che uno dei due elettrodi e` 1.5V piu` positivo dell'altro.
Sono due archi in serie, come se ci fosse da saltare uno spazio di aria piu` lungo (non proprio ma quasi).
Franco
Wovon man nicht sprechen kann, darüber muß man schweigen.
(L. Wittgenstein)
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A
A. Vincenzoni
"Alessandro1958" ha scritto nel messaggio news:fjeuns$bt7$ snipped-for-privacy@tdi.cu.mi.it...
Oh, non basta mica leggerle, bisogna anche capirle! sto facendo mumble mumble sulla distribuzione capacitiva delle cariche che spiegherebbe il doppio innesco attraverso due gap.
Il concetto che se fossero in parallelo "la prima che innesca ammazza l'altra" mi e' chiaro. Mi e' chiaro anche che non e' un parallelo visto che gli elettrodi fanno capo a due estremi della bobina e che non stiamo parlando di CC.
Ma sulla distribuzione capacitiva faccio un atto di fede, l'arco deve superare due gap, ma nel tratto di conduttore che collega i due gap (e che coincide con la massa del veicolo) come si distribuiscono qs. cariche?
A
Alessandro1958
"lucky" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@d4g2000prg.googlegroups.com...
Lucky, ti ringrazio per le risposte che hai dato. Vorrei però, se possibile, chiarire meglio il concetto di polarità della tensione alle candele, che non mi torna per almeno un paio di motivi:
- Essendo tensione uscente da un trasformatore, ha senso parlare di polarità? E poi, polarità rispetto a quale riferimento?
- Mi risulta che un trasformatore funzionante a regime impulsivo come è una bobina automotive, la tensione risultante ai capi del secondario dovrebbe assomigliare ad una sinusoide (un bel po' deformata) smorzata, supponendo di poterla visualizzare con un oscilloscopio. Perciò credo che, durante tutta la durata dell'arco sulla candela, dovremmo avere alternanza di polarità sulla candela.
Certo che sull'altra candela l'alternanza sarebbe ovviamente in opposizione di fase ma, se quanto ho scritto è corretto, non si può certo parlare di candela "positiva" e "negativa".
Puoi chiarire? Grazie, Alessandro.
A
Alessandro1958
"A. Vincenzoni" ha scritto nel messaggio news:fjf0k6$dde$ snipped-for-privacy@tdi.cu.mi.it...
Ok, cercherò di chiarire meglio quanto scritto da Lucky (sempre se anche io ho capito bene):
dimentica per un attimo che le candele hanno un capo in comune a massa, non è rilevante. Le candele sono in serie fra loro ed i due estremi sono collegati alla bobina priva di riferimenti a massa o altrove. Nell'istante in cui arriva la scarica AT, una delle due candele inizierà per prima a fare la scintilla (l'altra probabilmente, come ha scritto Lucky, consentirà il passaggio di corrente per via capacitiva). Questo significa che la tensione necessaria per L'INNESCO è stata superata e, per tutta la durata della scintilla, la tensione necessaria per IL MANTENIMENTO della scintilla sarà INFERIORE rispetto a quella che, un attimo prima, è servita per l'innesco. Dato che le due candele sono in serie ne consegue che, dopo l'innesco della prima candela, la maggior parte della tensione adesso si riverserà ai capi della seconda candela, provocandone a sua volta senza alcun dubbio l'innesco. Tutto ciò garantisce, se il sistema è ben dimensionato, di avere SICURAMENTE la scintilla su ENTRAMBE le candele.
Vediamo adesso cosa accadrebbe se la bobina avesse una presa intermedia collegata a massa (insieme ai comuni delle candele):
per gli stessi motivi di cui sopra, la candela che INNESCA per prima impedirebbe l'innesco all'altra, perchè il trasformatore, sui due rami, sarebbe obbligato a fornire la stessa identica tensione (e, nota bene, questo accadrebbe pur non essendo le candele in parallelo, ma ognuna collegata sulla propria "metà" di secondario).
T
Tullio Mariani
Alessandro1958 ha scritto:
ile).
Non l'ho specificato, ma la prova pu=C3=B2 essere fatta anche con le candele *non* montate sui cilindri: con le scintille a vista, togliendo una pipetta, si dovrebbe distinguere bene se la scarica della candela 'gemella' rimane costante oppure perde intensit=C3=A0 o addirittura scompare.
Tullio
A
Alessandro1958
"Tullio Mariani" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@p69g2000hsa.googlegroups.com...
Ok, ma dato che le candele devono rimanere in serie fra loro, dovrei unire le basi filettate con un pezzo di filo.
E quando stacco una pipetta, le due candele mi rimangono appese all'altra pipetta... chi le tiene in mano mentre si prova? :-)
L
lucky
=EF=BF=BD della
=BF=BD una
di
dovremmo
Non conviene paragonare la bobina a un trasformatore. Sebbene alcuni aspetti siano comuni ad un trasformatore, il principio di funzionamento =C3=A8 ben diverso.
Quando le puntine si chiudono, al primario viene applicata la tensione di batteria. Sul secondario si genera una fem determinata dal rapporto spire. Il rapporto spire =C3=A8 intorno a 100, e quindi la fem sar=C3=A0 di circa 1200V, insufficiente ad innescare le candele. Mentre le puntine sono chiuse, nel primario scorre una corrente crescente che accumula energia sottoforma di flusso magnetico nel nucleo della bobina. Quando le puntine si aprono, la corrente nel primario della bobina scende a zero. C'=C3=A8 il condensatore spegniscintilla che complica un po' le cose, ma trascuriamolo e prendiamo per buono che la corrente nella bobina scenda proprio a zero e che tra le puntine non scocchi alcun arco. Saltando qualche passaggio, se la corrente nel primario cade bruscamente a zero, per la legge di lenz, nel secondario deve circolare una corrente che la sostituisce. Ecco il punto, la corrente nel secondario ha una direzione sola, non alternata. La direzione che serve a farle sostituire la corrente interrotta nel primario.
La forma d'onda della tensione =C3=A8 quindi quella di un impulso a salire rapidamente (fronte rallentato essenzialmente dal condensatore spegniscintilla) fino alla tensione di innesco, poi a scendere bruscamente fino alla tensione di mantenimento. Allo spegnersi della scarica appaiono oscillazioni smorzate determinate dalle capacit=C3=A0 parassite e dal condensatore spegniscintilla, ma sono di ampiezze modeste.
Ciao.
lucky
A
Alessandro1958
"lucky" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@v4g2000hsf.googlegroups.com...
Ok Lucky sei stato come al solito molto chiaro, grazie.
Tornando all'inizio della questione, ovvero sul fatto che staccando una sola pipetta la moto va a tre (anzichè a due come sarebbe logico aspettarsi, date le candele in serie), è stato giustamente ipotizzato che il ramo momentaneamente scollegato probabilmente scarica a massa da qualche parte.
Il che potrebbe anche essere, ma è difficilmente verificabile, specialmente se la scarica avvenisse internamente alla bobina.
Perciò ti chiedo: vista la tua eccellente spiegazione circa le tensioni di innesco e mantenimento della scintilla, dove ipotizzi che la prima candela che innesca riceva energia dalla bobina tramite l'altra candela, e questo passaggio di corrente avvenga per distribuzione capacitiva delle cariche, non potrebbe essere che avvenga altrettanto quando una pipetta è scollegata? Ovvero tramite la capacità distribuita dell'avvolgimento della bobina, la quale ha il nucleo ferromagnetico collegato alla massa elettrica del veicolo, così come le candele?
Grazie mille, ciao, Alessandro.
L
lucky
ata?
a
La sola capacit=E0 parassita imho metterebbe in gioco energie troppo modeste. Potrebbero esserci scariche, distruttive o meno, sia interne che esterne (in genere superficiali) alla bobina o ai collegamenti alle pipette. Ma la cosa pi=F9 probabile, e meno dannosa, =E8 che si manifestino delle scariche parziali intorno ai conduttori (anche se isolati) e alle parti metalliche esposte all'aria (interno della pipetta). Tali scariche vanno sotto il nome di "effetto corona" e sono vere e proprie scariche che per=F2 dal lato aria finiscono nel nulla, formando ioni che si allontanano in modo invisibile dalla scena. Al buio dovresti vedere queste scariche come aloni azzurrini debolmente luminosi. Ogni scarica mette in gioco una piccolissima energia, ma sono migliaia...
E' il principio di funzionamento degli ionizzatori.
Ciao.
lucky
A
Alessandro1958
"lucky" ha scritto nel messaggio news: snipped-for-privacy@d27g2000prf.googlegroups.com...
Ma allora anche il passaggio di corrente attraverso la seconda candela (che porta all'innesco la prima candela), che avviene per distribuzione capacitiva delle cariche (ovvero tramite la capacità fra gli elettrodi della seconda candela, suppongo), non mette ugualmente in gioco energie troppo modeste per consentire l'innesco della prima candela? Non ho mai fatto misure, ma sarei portato a credere che la capacità fra gli elettrodi di una candela dovrebbe essere piuttosto modesta, o comunque non molto diversa dalle capacità parassite/distribuite della bobina, cavi e quant'altro. Dove sbaglio?
L
lucky
e
rodi della
La capacit=C3=A0 in gioco non =C3=A8 solo la capacit=C3=A0 tra gli elettrodi= , ma anche tutta la capacit=C3=A0 parassita verso massa della bobina e dei collegamenti. L'energia =C3=A8 poca, ma basta a innescare una scarica, che poi deve mantenersi per altre vie, appunto l'altra candela o quelle ipotizzate nel caso di pipetta staccata. Per farti un esempio per innescare la scarica nei tubi allo xeno (quelli strobo, non quelli car) basta la scarica parziale provocata all'interno del tubo da parte di un anello di filo avvolto all'esterno del tubo al quale viene applicato un impulso di alta tensione.
Ciao.
lucky
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